La donna ideale del Rinascimento? Capelli biondi prima di tutto

Le ninfe, le Grazie, le Ore e la Venere del Botticelli, la Lucrezia Borgia del Veneziano, centinaia di Madonne, da quelle di Filippino Lippi a quelle di Tiziano… la donna ideale del Rinascimento era bionda, e i ritratti del tempo, con una valenza ancora maggiore rispetto alle nostre attuali copertine patinate, ne sono una testimonianza certa. Studiando e godendo di tutti i ritratti femminili risalenti al XV e al XVI secolo, nel 1800 qualcuno ebbe a domandarsi se d’un tratto, con la fine del Medioevo, tutte le donne fossero diventate d’un colpo bionde. In realtà la faccenda non è così semplice.

Di certo la preferenza assegnata alle chiome bionde non nasce d’un tratto nel 1400: anche i romani, del resto, avevano più volte dato prova di una certa preferenza per le chiome chiare, pur non togliendo nulla ai più comuni ma apprezzatissimi capelli corvini tipici delle donne mediterranee. Fu allo sbocciare delle corti rinascimentali, però, che il capello biondo assurse a modello ideale di perfezione, e che le nobili dame iniziarono a far di tutto per schiarire i propri capelli. Alcune erano effettivamente bionde e fortunate per natura, mentre tutte le altre si diedero da fare con speciali tinture che nessuno, al giorno d’oggi, avrebbe mai il coraggio di provare. Si parlava infatti talvolta di mix di sostanze provenienti da laboratori alchemici, ad un solo capello – è il caso di dirlo – dalla pura magia.

Fu dunque il Rinascimento a consacrare i capelli color dell’oro per i secoli a venire, e anzi talune capigliature bionde quattrocentesche e cinquecentesche divennero delle vere e proprie leggende a centinaia di anni di distanza. Basti pensare ai capelli di Lucrezia Borgia, femme fatale dalla immeritata reputazione poco lusinghiera, famosissima per la propria avvenenza, esaltata per l’appunto da una magnifica chioma bionda. La storia vuole che un giorno la Borgia regalasse al suo amante Pietro Bembo una ciocca di capelli, la quale nei secoli successivi è divenuta una vera e propria reliquia dell’estetica rinascimentale: Lord Byron, Gustave Flaubert, Gabriele d’Annunzio ne restarono estasiati più di tre secoli dopo.

Ma quale era il biondo ideale per le donne del Rinascimento? Il monaco Agnolo Fiorenzuola, nel suo trattato ‘Sopra la bellezza della donna’, ebbe a sottolineare che «la donna, per essere definita bella, deve avere: capelli folti, lunghi e di un biondo caldo che si avvicini al bruno». L’uomo di chiesa, nel suo trattato, approfondì dettagli ben più intimi della semplice chioma della donna di corte, soffermandosi perfino sulla necessità di un «petto turgido dalle linee delicate» che tutto dovrebbe essere fuorché argomento di studio di un monaco. Ma tant’è, la donna bella ‘doveva’ essere di un biondo quasi bruno, con capelli che in altre pagine dello scritto vengono descritti come «simili all’oro».

Erano però poche le donne cui la natura aveva concesso dei capelli color dell’oro. Per questo la signora di Imola nonché Contessa di Forlì Caterina Sforza scrisse nel suo ‘Ricettario di bellezza’ che le more e le castane potevano migliorare il proprio aspetto con particolari rimedi. «Per imbiondire i capelli» scriveva la figlia di Galeazzo Maria Sforza, «lavare con acqua di cenere oppure con acqua di cinapro, zolfo e zafferana bollita». Si può ovviamente immaginare che tanti esperimenti realizzati nelle corti rinascimentali ebbero spesso effetti indesiderati, i quali se ne restarono però ben lontani dalle tele artistiche arrivate fino ai nostri giorni.

Per apparire, nel Rinascimento, bisognava dunque soffrire sul serio, soprattutto quando si parlava di capelli: processi di schiarimento tutt’altro che sicuri e pettinature che tiravano senza pietà i capelli sulla nuca per innalzare la fronte, erano infatti all’ordine del giorno. Per non parlare poi della moda, tutta fiorentina e propria della corte di Lorenzo de Medici, di accentuare ancora di più l’altezza della fronte, sinonimo di intelligenza, per mezzo della depilazione dell’attaccatura dei capelli. E, in mancanza di altri strumenti, il procedimento era portato avanti lentamente e faticosamente con la fiamma di una candela. Per apparire bisogna soffrire: in quei secoli sì, era proprio vero.

26 dicembre 2017 Categories: Conosci le tue passioni
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