Donna sposata o in età da marito? Nel Medioevo la risposta è nell’acconciatura

L’attenzione per i propri capelli non è certo una caratteristica peculiare dei nostri tempi. Anzi, già nelle epoche passate le chiome erano al centro dei pensieri di uomini e donne. Nel Medioevo, per di più, i capelli non erano solo un orpello estetico da modellare per soddisfare la propria vanità: rappresentavano, infatti, anche un tratto distintivo di una persona, un segno che definiva l’individuo che portava un’acconciatura piuttosto che un’altra.

I soldati germanici usavano la lunghezza dei capelli per sottolineare la gerarchia militare, oltre che per incutere timore negli avversari. I monarchi medievali lasciavano crescere fluentemente le loro chiome, a simboleggiare il loro potere e la loro virilità, mentre al contrario i preti, i monaci e i frati si distinguevano dagli altri attraverso la tonsura.

E per quanto riguarda le donne? Ebbene, va detto che per molti secoli, perlomeno fino agli inizi del Rinascimento, in Europa la Chiesa cercò di tenere a freno le acconciature più appariscenti, puntando il dito contro quelle donne che, in epoca feudale, amavano portare trecce lunghissime, talvolta fino alle ginocchia. Con il Rinascimento tale restrizioni vennero finalmente messe da parte, ma non certo per tutte le donne. Va infatti sottolineato che, soprattutto nel Basso Medioevo, i capelli erano riconosciuti come il principale e più potente strumento di seduzione della donna.

Si capisce dunque che i capelli sciolti, fluenti, appariscenti e ‘seducenti’ erano permessi e tollerati solo nelle ragazze in cerca di marito, e non nelle donne già maritate, le quali, unitesi in matrimonio, dovevano rinunciare per sempre a quell’arma insidiosa, la quale venne non di meno additata come diabolica – o quasi – durante le prediche più feroci. Non deve dunque stupire se, in molte opere satiriche medievali e rinascimentali, ricorre di frequente la macchietta della vecchia zitella la quale, condannata a un’eterna e fallimentare ricerca di un marito, arriva alla terza età con lunghi e ormai indesiderabili capelli.

I capelli delle donne venivano dunque tagliati subito dopo il matrimonio oppure, in certi casi, dopo un paio di anni – per assicurarsi che la passione del marito non si esaurisse troppo in fretta dopo le nozze. Eliminate le lunghe e fluenti chiome, le spose rinunciavano simbolicamente alla propria vanità – così come fatto per molti secoli anche da suore e monache. Sarebbe però sbagliato affermare che, con quel cambio di acconciatura, le donne rinunciassero davvero a ogni velleità estetica riguardo al proprio capo: al contrario, al posto di acconciature ardite subentravano infatti copricapi molto ricercati, aderenti di volta in volta alla moda del momento.

Si pensi per esempio alla moda che imperversò negli anni a cavallo tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo nel Nord Europa, lanciata da Isabella di Baviera – moglie del sovrano Carlo VI di Valois e passata alla storia per la sua malvagità, nonché per le sue stravaganze. Si dice infatti che la regina consorte di Francia si ritrovò ad avere a che fare con una abbondante caduta di capelli, evento non raro tra le donne a quei tempi, a causa dell’uso di prodotti inadeguati per l’igiene del cuoio capelluto. Per rimediare, la regina si affidò a un lungo cappuccio che nascondeva completamente i capelli, chiamato ‘look hennin’, il quale si diffuse presto in Francia, nelle Fiandre e in Inghilterra.

8 Maggio 2018 Categories: Conosci le tue passioni
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